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PERFECT DAY con Benicio del Toro e Tim Robbins, la recensione

Martedì, 01 Dicembre 2015 13:55

Un cast da favola per "Perfect Day", il film rivelazione dell'ultimo Festival di Cannes dello spagnolo Fernando Leon de Aranoa con Benicio del Toro, Tim Robbins e Olga Kurylenko dal 10 dicembre al cinema.

E' possibile trattare la guerra, o almeno i suoi strascichi col piglio della commedia e tanti momenti di lucida ironia,  senza che questo strida mai?  

Sono le apparenti contraddizioni di questo film i suoi punti di forza. Fernando Leon De Aranoa, dopo "I lunedì al sole" del 2002 in cui dirige Javier Bardem, dimostra ancora una volta di non essere un regista qualunque.

 "Perfect day", presentato alla Quinzaine Des Realisateurs all'ultimo Festival di Cannes è il suo sesto film, realizzato con un cast internazionale di grandissimo livello.

Mettere ordine al caos, questo il vero compito di un gruppo di operatori umanitari guidati da Mambrù ( Del Toro) e completato dall'idealista Sophie ( Melanie Thierry) e il disincantato e fuori dagli schemi B (un Tim Robbins in gran spolvero).

Siamo nel 1995 in una sperduta regione della Bosnia. La guerra è cessata ma e le piccole vendette, quelle ancora non sono sopite. Un cadavere gettato in un pozzo rischia di contaminare l'acqua di un villaggio. Tirarlo fuori sarebbe il compito dei protagonisti di questa storia, ma non tutto va per il verso giusto.

In eredità la guerra lascia pure l'irrazionalità della burocrazia e i mille dedali in cui gli uomini si trovano a dover emergere per riuscire ad andare avanti. Le costanti inquadrature dall'alto dei tornanti che segnano le alture della zona sono un continuo rimando al labirinto in cui i personaggi del film devono muoversi.

La routine e lo scardinamento di certe dinamiche rischiano di annoiare e in alcuni frangenti purtroppo ci riescono pur essendo volute e cercate dal regista nel disegno complessivo della sua opera.

Tutti i personaggi sono a fuoco ad eccezione di quello interpretato dalla Kurylenko (Katya), la cui funzione un pò ci sfugge. Il film, come in una partita dai ritmi lenti la si apprezza completamente solo al novantesimo per fare un parallelo calcistico. Se alcuni frangenti non ispirano, basta anche un attimo, un guizzo geniale a valere il prezzo del biglietto. Qui accade o meno lo stesso e non si può non uscire dalla sala con i brividi dell'ultima scena in mente e nello stomaco. L'acqua cade a dirotto sul teatro delle vicende, sui volti degli uomini e le donne che Aranoa ha raccontato, la voce di Marlene Dietrich che intona "Where have all the flowers gone" di Pete Seeger fa il  miracolo: chapeau.    

di Alessandro Giglio

       

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