Nel 1950, la Cina occupa militarmente il Tibet, indipendente dall'unificazione del 600 ad opera del sovrano Songten Gampo. Nel 1959 si diffonde la voce di un' irruzione a Lhasa, capitale del Tibet, durante la quale le autorità cinesi avrebbero tentato di rapire il Dalai Lama, massima autorità spirituale Tibetana, già privato del potere temporale e divenuto in seguito capo del governo tibetano in esilio.
Inizia quella che passerà alla storia come "la rivolta di Lhasa", dove migliaia di civili intervenuti per difendere la propria guida, ma sopratutto la propria identità, conobbero sangue, repressione ed esilio.
Il Dalai Lama, grazie agli insorti che si sacrificarono per coprirlo e condurlo "frettolosamente" in salvo, si rifuggerà in India, dove approfondirà la lotta non violenta, detta dagli indiani Satyagraha (in sanscrito "amore per la verità"), la lotta con cui Gandhi ottenne l'indipendenza dell'India.
La ricerca della verità ancora continua e il dualismo Cina-Tibet ha portato a numerosi eventi da non dimenticare, riassunti brillantemente qui
Oggi non dimentichiamo la rivolta di Lhasa, non facciamo cadere l'oblio.
Oggi ricordiamo l'importanza di lottare per la verità, per difendere ciò che è autentico.
Oggi celebriamo l'amore per la propria cultura, per la propria terra, per la propria libertà.
TIBET LIBERO!
10/3/1959-2014