Dopo 15 minuti dall'orario previsto per lo spettacolo, con la gente ormai rassegnata a dover tornare a casa, appare sul palco Gabriele Lavia; il tono iniziale è incerto, di chi ha paura della reazione alle sue parole, il brusio del pubblico è interrotto dalla notizia che il personale del teatro (completamente dal personale d'accoglienza ai tecnici ) è in sciopero, Lavia riprende il discorso rassicurando la platea, lo spettacolo si farà.
G. Lavia ironizza sul fatto che questa volta non si sta giocando sul continuo parallelismo Pirandelliano ( l'opera in scena è La Trappola ) tra Realtà e Finzione, questa volta non c'è finzione, siamo davvero in questa situazione; lo spettacolo si farà, ma la musica ce la dobbiamo immaginare, le luci saranno soltanto quelle di sala, il pubblico questa volta torna indietro di 5 secoli, e come nel teatro shakespeariano dovrà immaginare la scenografia del palco.
Ma lo spettacolo va avanti, e il monologo di 80 minuti, è arricchito dalle annotazioni di Lavia, che guida gli spettatori all'immaginazione.
Lo spettacolo si conclude, qualcuno si alza stizzito, ma l'applauso continua per 5 minuti, Lavia torna sul palco, interrompe l'applauso e chiede la parola, e dice riferendosi agli scioperanti: " Per quanto io non condivida il loro modo di vedere il mondo , sono vicino al loro dolore".
Non si chiude fisicamente il sipario, ma si chiude metaforicamente su questa vicenda, questa volta a farci tornare a casa riflettendo, non è solo lo spettacolo, ma anche la vita reale.