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Musica

I migliori album del 2016 : Gennaio

Sabato, 27 Febbraio 2016 11:27

 La redazione musicale di RLT ha raccolto in questo articolo gli album migliori usciti nei mesi di Gennaio e Febbraio.

David Bowie – Blackstar

(Rca) | art-rock

Un album fatto di groppi alla gola, l’ennesimo. Durante la sua lunga carriera musicale il Duca Bianco ha mantenuto sempre una ambigua e impalpabile dicotomia tra ciò che era il mondo circostante, le mode e il pianeta Bowie, giocando con effetti armoniosi e disturbanti al tempo stesso. David Bowie è stato capace di viziarci e sconvolgerci, un punto di riferimento per tutta la musica, per non rimanere indietro e Blackstar è sperimentazione, ricerca, passione e divertimento: tutto ciò di cui avevamo bisogno. Non è L’album della sua carriera, ma l’ennesima prova che David Bowie non ha bisogno di superarsi per brillare di più, una vera e propria Blackstar.

di Arianna Franzolini


 Suede : Night Thoughts

(Warner) | britpop

Istituzione, tradizione, appartenenza. Il nuovo disco di Brett Anderson & Company è una celebrazione assoluta del più intenso, emotivo, evocativo e celebrativo brit rock. La marcia solenne di Where You Are Young abbraccia in un amore eterno ritorno Peter Gabriel e i suoi Genesis. In Outsider l'orecchio attento meglio comprende quanto tutte le band brit di questo ultimo decennio, tra le quali anche i Placebo stessi debbano ai Suede. Pale Snow e I Can't Give Her What She Wants sono momenti di rara purezza artistica, purezza che lascia disarmati. Assoluto.

 di Stef


 Daughter – Not to disappear

(4AD) | songwriter, alt-pop

A due anni da If You Leave, i Daughter tornano con Not to Disappear, dal mood molto simile ma con un livello compositivo più maturo. Atmosfere intime e noir accennate dalla voce vellutata si accompagnano a delicate melodie di sottofondo e apostrofi elettronici, per comporre un lavoro potente e emotivo. La frontwoman Tonra ci sussurra i suoi segreti più profondi macchiati di dolore e consapevolezza. E lo fa con l’eleganza innata a cui ci ha abituato.

Mood: hot bath and cigarettes

di Giulia Lupi


Massive Attack – Ritual spirit

(autoprodotto) | trip hop

Ritual Spirit è l’attesissimo primo EP previsto per quest’anno, pregno di collaborazioni (Triky, Young Fathers, Roots Manuva e Azekel) e sonorità etniche. Sole quattro tracce delineano un cambiamento che mantiene però i tratti essenziali della formazione: il soul, vera spina dorsale dei Massive Attack, mischiato a elementi tribal, rap e elettro. Chissà in primavera cosa ci attende.

Mood: flirting and dancing alone

di Giulia Lupi


 I Cani - Aurora

(42 Records) | electro-pop, songwriter

L'atteso terzo album de I Cani si chiama Aurora. Aurora, "aurea hora"; ora di color oro. viene quasi naturale andare a grattare l'etimologia di questo nome che già riesce a spianare la strada verso un viaggio alchemico e spaziale. Il pezzo forte si riconferma la lirica, che supportata da interessanti intrecci elettropop, esce dai vorticosi microcosmi che ispiravano Niccolò Contessa nei precedenti lavori per approdare a qualcosa di più sofisticato e meno adolescenziale. Qualcuno potrebbe trovarsi a dire che più di una traccia tenti di avvicinare le atmosfere spesso ricercate da Battiato. Ma questo non basta a rendere l'idea. Aurora è un album molto diverso dagli altri: si ha la sensazione di viaggiare sotto anestesia tra scene di una realtà già vissuta, e Contessa da l'impressione di aver smesso di scrutare il mondo dall'alto al basso, quindi toglie il freno a mano e imbocca un'intima discesa fatta di legami chimici, amore ed elucubrazioni filosofiche. L'approccio stilistico e il mood generale degli album dei Cani, hanno sempre fatto pensare ad una sorta di limite espressivo che portava gli schizzinosi come me a storcere il naso e ad avere la nausea dopo 7/8 tracce. Ma ad oggi, se tento l'immersione nella realtà sintetica e velatamente rassegnata che si concretizza in Aurora, posso comprendere come in questa ultima fatica venga meno il senso di ristrettezza espressiva, e come l'estro da sempre dimostrato si unisca ad una maggiore ricerca e ad una guadagnata consapevolezza dei propri mezzi compositivi.

di Aberto Di Santo

 


Anderson Paak - Malibu

(Steel Wool-OBE-EMPIRE) | hip hop, soul

I ricordi di una Motown che non c'è più tornano prepotentemente reali, attualizzati da un Paak in uno stato di grazia stupefacente. L'ultima volta che si è sentita un'atmosfera così c'era la Winehouse in studio di registrazione. Brandon Paak Anderson fornisce una perfetta proiezione della sua anima musicale, declinata in ogni aspetto.  Il nu soul si mescola con la più pura cultura della golden age, sfiziosamente arrotondato da chillout e memorie house. Si faticherà a trovare di meglio in questo 2016. 

Mood: multisensoriale

di Dario Baldazzi


Kyle Hall - From Joy

(Wild Oats) |

Il DJ del momento. Da Detroit con furore. Il giovane Kyle Hall in questo secondo album raggiunge una maggiore maturità musicale con un'accurata ricerca nel campo dell'elettronica. Dai misteri della deep house ai segreti dell'ambient, passando per il lato oscuro della techno: From Joy è un disco ipnotico, diretto anche a chi certe sonorità non le digerisce. Un'esplorazione all'interno del mondo della musica house. Sperimentale, azzardato, ma al tempo stesso delicato e mai invasivo o su di giri. Un artista già pronto.

di Francesca Marini


 Ty segall - Emotional Mugger

(Drag City) | garage-rock

Emotional Muggers è l'ottavo disco solista del musicista statunitense di Ty Segall.

E’ forse troppo audace definirlo un concept-album, ogni traccia è un pensiero spezzato e un sentimento incoerente; ma è sicuramente il passo chiave con cui Ty Segall si distanzia dal suo garage-rock e la sua personale declinazione del punk per strofinarsi un po’ contro il glam, ammiccando a una nuova versione più maliziosa e seducente di se stesso.

di Claudia Colantonio


Sun Kill Moon - Jesu/Sun Kill Moon

(Caldo Verde) | songwriter

Non amo le collaborazioni. Tanto prolifiche quanto devastanti. Ma poi Justin Broarick @Jesu e Mark Kozelek @Sun Kill Moon decidono di appartenersi. L'omonimo album "Jesu / Sun Kill Moon" puo' tranquillamente riassumersi nei 14 minuti di "Beautiful you" , perfetto finale di un'opera dove folk e distorsioni rarefatte e una leggera brezza elettronica si mischiano nel loro profondo, fino in fondo, fino a togliere il respiro, ad allungare la mano, a dirti che non sei solo. Emozioni. Tante. Suona come : Mick Harvey, Crime and the City Solution, Tindersticks

di Stef


 Black Tusk - Pillars of Ash

(Relapse) | sludge metal

Gli americani Black Tusk propongono il loro quarto album che omaggia il bassista Jonathan Athon, di cui sono state usate le tracce registrate poco prima della scomparsa. Tra i migliori esponenti dello sludge metal (un incontro tra doom e stoner trascinato dalle ritmiche hardcore/punk) il loro album risulta crepuscolare, veloce e diretto, con una durata di circa 35 minuti. Il sound è tosto e decisamente sporco, le influenze southern sono palesi assieme all’apparente ammirazione per quell’heavy dei Motorhead. Perdono un po’ il tiro nella parte finale dell’album, forse risollevato dalla cover dei Tank 18 Punk Rock.

di Giuliano Mormone


 

Rihanna - Anti

(Universal) | pop

Premessa: è impossibile non seguire Rihanna, uno perché lavora con Sound Enigineers di tutto rispetto, due perché la sua voce è timbricamente venerabile. Tuttavia, questa volta il sound crafting è poco entusiasmante. L’album comincia con Consideration, una traccia molto Bum Bum Bap, alla Tyler the Creator, ma sappiamo tutti che non basta saturare una batteria per farci impressionare nel 2016. James Joint, la seconda, per essere un brano pop è d’avanguardia, peccato per il fade out finale che rovina tutto. Kiss it Better funziona meglio sopratutto il ritornello, sicuramente meglio di Work, che si mantiene solo sulla voce. Rihanna ha bisogno di songwriters migliori, questi beat sono un po’ poveri. Travis Scott non fa molto bene alla carriera di Rihanna. Qualcuno supporti meglio la sua voce per favore! Andiamo più giù con la playlist, Same Ol’ Mistake, è molto più strutturata peccato che non è la sua, infatti è la cover dei Tame Impala’s Current “New Person, Same Old Mistakes”, simbolo della povertà di idee che giravano nello studio. Never Ending è molto bella e si sente la differenza come per le seguenti 4 canzoni che chiudono l’album, ma non bastano per far redimere l’album. 

di Francesco Putortì

 

 

I MIGLIORI ALBUM DEL 2016 

GENNAIO   FEBBRAIO   MARZO   APRILE  MAGGIO  GIUGNO  LUGLIO   AGOSTO  SETTEMBRE  OTTOBRE NOVEMBRE  DICEMBRE