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Musica

I Migliori Album del 2016 - Marzo

Mercoledì, 06 Aprile 2016 12:20

La redazione musicale di RLT ha ascoltato e recensito in questo articolo gli album migliori usciti nel mese di Marzo

Damien Jurado – Visions of us on the land

(Secretly Canadian) | alt-folk, alt-pop

Il tredicesimo lavoro di Damien Jurado si compone di diciassette brani. Entrambi numeri da capogiro. Visions of us on the land, stupisce e non delude grazie alla singolare alchimia che si crea nel legare le sonorità dell’America degli anni 70, a cui Damien ci ha abituato, a quelle dei 2000. Completo e scorrevole, leggero ma mai scontato, accontenta tutti: neofiti e amatori.

Mood: Driving alone for miles

di Giulia Lupi


Francesco Motta – La fine dei vent’anni

(Woodworm) | alt-pop, alt-rock

Fragile, ruvido, crudo. Duro. Blu. Motta ha riassunto e intrappolato le paure e le consapevolezze dei quasi trentenni in dieci tracce che rischiano di diventare un inno generazionale. La fine dei vent’anni è un diario comune, il punto che siamo costretti a mettere finita la decade capeggiata dal numero due. Ma non è solo la lirica ad essere curata: la produzione è di Sinigallia e le collaborazioni sono con BSBE, Pan del Diavolo e Giorgio Canali. Rischia davvero di essere uno dei migliori lavori nostrani del 2016.

Mood: writing a diary

di Giulia Lupi


Ray LaMontagne - Ouroboros

(RCA) | folk, psych

Ouroboros è il titolo del sesto album in studio di Ray LaMontagne. In questo lavoro il cantautore statunitense conferma l’allontanamento dal genere folk e l’avvicinamento ad un più articolato rock psichedelico. Già dalla traccia d’apertura “homecoming” si assaporano le atmosfere notturne e pacate, quasi oniriche, che accompagneranno tutto l’ascolto del disco. Con Ouroborsos, Ray LaMontagne, guarda indietro agli anni settanta, l’epoca d’oro della musica psichedelica, per andare avanti e lo fa con maestria e sensibilità, forse proprio per questo, in questi tempi moderni in cui a brillare non sempre è l’oro, riesce a proporre qualcosa di nuovo.

di Riccardo Cristofani


Fuzz Orchestra - Uccideteli Tutti! Dio Riconoscerà i Suoi

(Woodworm) | avant-rock, soundtrack

Avete presente quel luogo comune in cui si sottolinea che gli artisti italiani contemporanei non suonano mai bene come quelli stranieri? Ecco, prendete "uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi" ed alzate il volume. Se il primo pensiero che vi viene in mente è: cazzo questi tizi dentro hanno talento e una fottutissima rabbia, allora siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Qui il dramma sociale che stiamo vivendo non viene messo sotto forma di prosetta e suonato da un qualsiasi hipster con una chitarretta acustica, qui ti viene voglia di spaccarla la chitarra e di fare una rivoluzione devastando tutto ciò che c'è di sbagliato, senza alcuna razionalità.

di Eleonora Avolio


Hooverphonic – In wonderland

(Sony Music) | Pop

Gli Hooverphonic in quasi vent’anni di carriera hanno sperimentato, si sono trasformati e riadattati dilettandosi con l’elettronica, il trip hop e il pop. Il loro ultimo lavoro, annunciato dalla orecchiabilissima Badaboum non è altro che il riassunto del loro percorso artistico, con qualche piacevolissima sorpresa come God’s gift e Hiding in a song. Ottimo per un ripasso prima dell’interrogazione.

Mood: Twenty years are made of

di Giulia Lupi


L'officina della Camomilla – Palazzina Liberty

(Garrincha) | alt-rock

Elettronica e psichedelia, questi sono solo due degli ingredienti che L'Officina della Camomilla ha scelto per il loro terzo album in studio. Questo disco simboleggia la crescita artistica della band milanese che spiazza i fan, con il sound innovativo, martellante-alienante e quasi ossessivo (Triangolo Industrial e Underpass) che caratterizza gli intermezzi per poi trasformarsi lentamente, ritrovando un'atmosfera malinconica quasi fosse di un'altra epoca, in Soutine Twist e Noise sull'oceano. L'officina della camomilla con questo album dimostra di sapere il fatto suo in quanto a sound trascendenti e descrizioni dadaiste di scenari quasi struggenti e onirici. (QUI LA RECENSIONE COMPLETA)

di Daniela Ficacci


Iggy Pop- Post pop depression

(Loma Vista) | rock

L'uscita del nuovo disco di Iggy Pop -Post Pop depression- è stata anticipata da due singoli Break into your heart e Gardenia, che non lasciano spazio ad alcun dubbio sulla qualità musicale e cantautorale dell'artista statunitense che questa volta si avvale di preziose giovani collaborazioni, come Josh Homme dei Queens of the Ston Age e Matt Helders degli Arctic Monkeys. L'album riparte da dove Lust for life ci aveva lasciati, con testi pieni di ricordi, rimorsi e confessioni, avvolti da una voce suadente che si intreccia a melodie ipnotiche e non più graffianti ma ugualmente nello stile irriverente e contraddittorio di Mr. Iggy.

di Daniela Ficacci


Primal Scream - Chaosmosis

(First International/Ignition) | synth-pop, alt-rock

Sono circa una decinna d'anni che faccio partire play e non muovo assolutamente un arto, un muscolo: niente; almeno al primo o secondo ascolto di un album. Finalmente esce Chaosmosis e la prima traccia Trippin'on your love ti fa muovere anche gli organi interni, ti fa svegliare dal tepore invernale, ti infarina per l'estate e ti inforna in un album che sa di pop tagliente, veloce ed essenziale. Aspetterò con impazienza il 18 luglio, pochi km e sarò al Rock in Roma di Capannelle per un'immersione nella psichedelia subscreamadelica.

di Eleonora Avolio


Matt Corby - Telluric

(Atlantic) | folk, indie

Una conferma più che una vera rivelazione, perché la voce di Matt Corby non è nuova all’orecchio di chi apprezza e segue il cantautorato di qualità. Sono infatti ben 6 i suoi EP, abbastanza per attirare l’attenzione della critica e per far sussurrare a molti che questo ragazzo australiano sia l’erede di Jeff Buckley (coincidenza: il suo album esce lo stesso giorno dell’attesissimo disco postumo di Buckley). Telluric è un disco pienamente consapevole, denso sia nella musica che nei testi. E’ intriso della migliore intima sensibilità e al tempo stesso pienamente maturo e perfettamente leggibile in ogni strofa. Come i migliori cantautori, non ha bisogno di forza e volume per esprimere emozioni cupe e passioni potenti, sa farlo con grazia ed arrivare con semplicità spiazzante dritto tra le costole.

Non perdetelo di vista.


Jeff Buckely – You and I

(Legacy) | cover, pop-rock

You and I, ennesimo album postumo del figlio di Tim Buckey, è la raccolta di dieci brani di cui soli due inediti: The dream of you and I e una sublime versione di Grace. The dream of you and I è l’esatta fotografia del momento in cui Jeff si scoglie e compone, è la nascita di una canzone. Le otto cover (Dylan, Led zeppelin, Smiths) le registrò in delle intimissime session, dette Addabbo: esercizi imposti dal produttore per sciogliersi. La madre trovò questo tesoro per caso, vent’anni dopo. Inutile descriverne la bellezza. Ascoltatelo.

Mood: Studing idols

di Giulia Lupi

 

I MIGLIORI ALBUM DEL 2016 

GENNAIO   FEBBRAIO   MARZO   APRILE  MAGGIO  GIUGNO  LUGLIO   AGOSTO  SETTEMBRE  OTTOBRE NOVEMBRE  DICEMBRE