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Protesta al Teatro Capranica : revival del Teatro Raphael

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Rivedendo, mercoledì scorso, le scene provenienti dall'esterno del Teatro Capranica di Roma dove erano riuniti i Grandi Elettori del Partito Democratico e di SEL, la memoria ritornava veloce a 20 anni fa esatti quando una grande folla urlava, "Ladro, Ladro, Ladro" a Craxi, lanciandogli monetine e tutto quello che avevano nelle mani.

E' stato dato davvero troppo poco peso a quello che è accaduto l'altra sera: una folla importante di cittadini ed elettori di centrosinistra che imploravano i propri rappresentanti di non eleggere Franco Marini perché altrimenti non li avrebbero mai più votati. Tentare di fare il "cane da guardia", mestiere al quale gli italiani avevamo rinunciato di adempiere troppi anni fa.

Immagini da Basso Impero quelle che sono state trasmesse alla televisione e rilanciate da internet: una classe dirigente (la stessa in 20 anni) che proponeva come nome vincente quello di Franco Marini, silurato nelle ultime elezioni del Febbraio scorso, dove i cittadini abruzzesi hanno preferito votare per Razzi e non per l'ex sindacalista della CISL. Vedere un Partito chiuso nelle proprie stanze, a contrattare fino all'ultimo un nome che è sempre lo stesso e addirittura proporlo giulivo davanti ai propri Grandi Elettori. Che increduli hanno dovuto pure ricosprire un sentimento messo al bando da tempo: la vergogna e a seguire le protesta. Una memorabile Anna Finocchiaro, che incalzata da un cronista, afferma, "Ma cosa vogliono questi signori? Io la base non l'ho sentita". Frasi da Maria Antonietta prima della cacciata dal Palazzo parigino.

Come le milioni di mail, di tweet e di messaggi Facebook tali da far intasare la casella di posta del PD e rendere inaccessibile per ore la pagina Facebook di Pierluigi Bersani. E i post dei deputati che chiedevano, implorando, un cambio di scelta all'ultimo. Invano. Perché Bersani si era incapunito di voler essere a tutti i costi Presidente del Consiglio, non dalle urne ma da una manovra di Palazzo. Anche se questo voleva dire svendersi a Berlusconi, il finto nemico di sempre. Ma l'autoconservazione era più importante di qualunque cosa. Tradire ciò detto agli elettori (anche giorni prima), "Mai un governo col PDL. Mi immaginate con Gasparri e Brunetta a me?!". Preferire vendersi al vecchio Caimano con ombre accecanti e non ad una forza nuova come il Movimento Cinque Stelle, furbo nello sfidare il partito di centrosinistra con Stefano Rodotà, notoriamente di area progressista. Dare perciò il segnale preoccupante di non conoscere neppure il proprio partito, credendo che tanto avrebbero digerito tutto (anche per colpa della "bontà" dei propri militanti ed elettori).

Bersani se ne va assieme alla Bindi. Molto prevedibilmente, a domino, cadranno anche grandi tasselli. E ora che succede? Perché è vero che il Partito Democratico è alla deriva. Ma abbiamo ancora un Capo dello Stato da eleggere! Chi bruceranno ancora, dopo Prodi?

Qui sotto il video del 1993 del lancio delle monetine all'ex Presidente del Consiglio, Bettino Craxi.

Ultima modifica il Sabato, 20 Aprile 2013 14:09

 Direttore di RLT, conduce Politically Scorrect il giovedì dalle 21.00 alle 22.30