La storia di Peppino Impastato, cresciuto e ucciso nella Cinisi di Badalamenti, capo mafia locale che in quegli anni scalò la piramide di "cosa nostra", prima dell'ascesa dei Corleonesi. Giornalista coraggioso, Peppino rompe gli schemi tradizionali della famiglia siciliana, ribellandosi all'autorità della famiglia e della mafia, che in casa sua coincidevano. Figlio di Luigi Impastato e nipote del boss Cesare Manzella, vicino di casa di Don Tano Badalamenti, aderisce al SIUP e successivamente a Lotta Continua, lottando con i contadini contro l'esproprio delle terre, esproprio forzato per la costruzione dell'autostrada Mazara del vallo e l'aereoporto di Punta Raisi. E' in quegli anni che Impastato conosce più da vicino il volto della mafia, impara a denunciarla e combatterla. Apre con dei suoi amici una radio libera, ispirato da Danilo Dolci, chiamata Radio Aut (prendere e dare parola). Radio Aut rende pubblico tutto quello che non si poteva dire, arrivando a scoprire progetti e cantieri che la mafia locale intendeva tenere segreti. Peppino rivela piani di cementificazione abusiva, strade deviate per non toccare i terreni dei boss, traffici di droga che da Punta Raisi sarebbero dovuti arrivare sino in America. Dalla radio e dalla sua trasmissione, "Onda Pazza", condotta con Salvo Vitale, Peppino detronizza il re. Per la prima volta qualcuno a Cinisi pronuncia pubblicamente la parola mafia, dice che esiste, nomina innominabili e li ridicolizza, oltraggiandoli. Si candida al consiglio comunale, nelle liste di Democrazia Proletaria, vuole andare oltre, vuole saperne di più e poter agire in maniera più efficace. Non arriverà mai a sapere che sarebbe stato eletto, con i voti simbolici dei cittadini di Cinisi, che lo votarono comunque, anche dopo la sua morte. Fatto saltare in aria nella notte, il corpo ridotto a brandelli fu ritrovato proprio il 9 Maggio del 1978, nello stesso giorno di Aldo Moro, in un caso che polizia e giornali liquidarono con la frase "si è fatto saltare in aria da solo". Nemmeno per sogno. E' stata la mafia e parti delle istituzioni hanno collaborato. Già dal suo funerale, la prima manifestazione nazionale contro la mafia, i suoi compagni denunciarono la pista mafiosa. Sul caso intervennero Rocco Chinnici e Antonino Caponneto, entrambi successivamente assassinati, esponenti politici ed una Commissione Parlamentare d'inchiesta, presieduta dal Sen. Giuseppe Lumia. Il lavoro fu lungo, ma alla fine la conclusione della commissione fu questa: Peppino Impastato è stato ucciso dalla mafia, parti dello Stato hanno collaborato depistando. Il mandante è Gaetano Badalamenti. Anche il lavoro della magistratura proseguì: Badalamenti venne arrestato mentre era in America nell'ambito dell'operazione "Pizza Connection" e a lui venne imputato anche l'omicidio Impastato. Di fatto la giustizia, in ritardo di 20 anni, ha consegnato alla madre, Felicia, la verità sulla morte di suo figlio.
Raccontare significa rompere il silenzio, raccontare per non fare finta che tutto va bene, raccontare un passato doloroso per preservare il ricordo di un futuro possibile.
Ciao Peppino







