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Sentenza Mediaset : la condanna psicologica

Sabato, 03 Agosto 2013 15:37

La giornata di Giovedì scorso va ricondotta, a doppio filo, con le immagini del Novembre 2011, quando Roma venne invasa di cittadini festanti per le imminenti dimissioni dell’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il leader osannato dagli italiani, che aveva riempito piazze, monopolizzato le televisioni e creato un regime del nuovo millennio, era ormai scalciato, falcidiato, vilipeso dallo stesso popolo che, festante, lo aveva votato in massa.

La condanna di pochi giorni fa è stata accolta con una freddezza e un distaccamento incredibili. Sia per la rassegnazione degli italiani al governo delle Oscene Intese, quello presieduto da Enrico Letta,  sia per il fatto che da molti è oramai considerato un fossile del secolo scorso. Gli italiani non credono più in nulla e non si sentono rappresentati da nessuno perché, da troppo tempo, sono considerati, da chi comanda, come un fastidio incapace di comprendere i meccanismi più grandi di loro. Nelle elezioni dello scorso Febbraio, oltre il 60% dei votanti non voleva Berlusconi, in tutte le sue forme, nuovamente al governo del Paese: il 30% della coalizione di centrosinistra, il 25% del Movimento Cinque Stelle, il 3% di Ingroia e anche i puzzle capitanati da Monti.

Ma Napolitano non ha letto profondamente il verdetto elettorale e, anzi, ha creato un esecutivo che rappresenta i palazzi del potere, ma non il volere della maggior parte della popolazione.

Per chi ha avuto la pazienza e la voglia di leggere alcune parti delle prove portate al processo Mediaset, sapeva perfettamente che l’ormai ex Cavalier Berlusconi (ex, perché con la condanna perde questa alta onorificenza della Repubblica) era colpevole. Nei faldoni vi erano gli spostamenti di fondi neri, creati con le società off shore nei paradisi fiscali. Vi erano le mail dei manager americani, i quali lamentavano ai propri capi il sistema incredibile messo in piedi dal presidente Berlusconi  per evadere le tasse e drogare il mercato cine-tv.

Ma assieme a tutto ciò non sono condivisibili le posizioni di tanti cosiddetti “opinionisti”, sostenitori dell’idea che tanto in caso di accertata colpevolezza di Berlusconi nulla sarebbe cambiato. Questa è stata, soprattutto, una condanna psicologica: finalmente l’ex Cavaliere arriva a sentenza definitiva, contro tutte le leggi create dai suoi stessi governi, con la compiacenza del centrosinistra, per mandare in fumo i suoi processi. Finalmente arriva un punto fermo, dopo tanti anni di accuse e di dibattiti inutili: oramai nessuno può più affermare che per Berlusconi siano solo accuse fondate sul nulla e finite nell’oblio. La Suprema Corte di Cassazione dichiara che l’ex premier è un colossale evasore fiscale, ideatore di un sistema ad hoc per frodare il nostro sistema tributario. E anche i cittadini possono tornare a credere che un uomo potente e miliardario possa essere condannato come tutti i cittadini normali.

Lui ha reagito con un video messaggio, che pare quello dell’ultimo presidente della DDR tedesca dopo la caduta del Muro: foraggiato nell’oro della sua residenza, mentre al di fuori non se lo fila più nessuno.

E tutto ciò mette in panico il Partito Democratico che credeva di poter ingannare nuovamente i propri elettori con l’anatema dell’unico governo possibile e dell’intransigenza di Beppe Grillo nel formare un esecutivo. Sanno anche loro, di essere nel bene o nel male, dei fossili di un sistema che non esiste più. Di una coalizione in grado di far risorgere Berlusconi per la quinta volta e di non saper neppure eleggere un nuovo capo dello Stato. O meglio uno come Prodi, il quale avrebbe sicuramente imposto un cambiamento nel modo di fare politica di quello che fu il suo partito. Ma era troppo “divisivo” per loro. Perché è stato l’unico a battere 2 volte su 2 il presidente Finivest.

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