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Pandemia da Covid-19: anche le paure sono virali

Giovedì, 07 Maggio 2020 17:54

Come affrontare la Fase 2 della lotta contro il Coronavirus da un punto di vista sociologico: parla la Dottoressa Chiara Narracci.

Siamo agli albori della cosiddetta Fase 2, momento decisivo per le sorti del nostro Paese: gradualmente riapriranno le attività commerciali e ci sarà un leggero allentare di alcune restrizioni. I cittadini sono stati invitati alla massima prudenza e, nello stesso tempo, a riprendere alcune delle loro abitudini, in modo da ricominciare a percorrere la lunga strada verso la normalità. Il caldo, l'estate incipiente, la voglia di riunirsi e uscire potrebbero spingere alcuni a bruciare le tappe, mentre altri, il rischio opposto potrebbe essere quello di aver sviluppato una sorta di avversione verso la socialità, col rischio di psicosi.

Per comprendere quali criticità può continuare a portare la pandemia da un punto di vista sociologico, abbiamo intervistato la Dott.ssa Chiara Narracci, attiva da anni nella consulenza familiare presso il Centro “La Famiglia” a Roma. Il più antico consultorio di Roma, insieme ad altre figure professionali quali psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e avvocati, in questo momento di crisi, sta fornendo decisivo supporto alle persone in difficoltà, perché possano ricentrarsi e attivare le loro risorse e attraversare questa fase di passaggio come una possibilità di cambiamento e non come un periodo di panico e disagio.

La Dott.ssa ci spiega: “Le richieste d'aiuto più frequenti nei due mesi di quarantena, sono state quelle riguardanti i rapporti di coppia e quelli genitori-figli. Ciò avviene perché a cambiare sono stati tutti i nostri equilibri relazionali: se in tempi di pace si arriva ad avere attriti pur vedendosi poche ore al giorno, ora che il tempo dello stare insieme si è dilatato enormemente fatichiamo non poco a trovare la giusta distanza. Nella troppa vicinanza, infatti, si tende a perdere i confini e si rischia di trattare l’altro come se fosse una nostra estensione, invadendolo con emozioni e aspettative. In questi casi invito alla tolleranza e a coltivare l’aspetto amicale nei rapporti: curando maggiormente la comunicazione si può far arrivare all’altro il messaggio senza rischiare di ferirlo. Si può cogliere questo tempo per lavorare su di sé e sul modo in cui si entra in relazione. Ricordo spesso che le emozioni sono contagiose: è bene pertanto che gli adulti si prendano cura del proprio stato emotivo, rassicurandosi sul fatto di essere in grado di gestire questa nuova situazione, prima di relazionarsi con i piccoli, che usano i genitori come filtri per decodificare la realtà. Se il filtro è intossicato dall’ansia, dalla paura e dalla rabbia essi tenderanno a essere ingestibili”.

Per entrare un po' più nello specifico, abbiamo chiesto alla dott.ssa Narracci di delucidarsi su come potrebbe essere più adeguato spiegare ai bambini concetti legati al distanziamento sociale, che dovrà essere mantenuto ancora nella Fase 2 e anche successivamente: “Ai bambini è bene parlare in modo chiaro, diretto e con parole semplici, senza invaderli con le nostre ansie e paure. Sarà bene pertanto centrarsi prima di confrontarsi con loro. Tante le mamme, chiamate a essere docenti non avendone gli strumenti, mi hanno contattata perché non riescono a farsi sentire dai loro figli, preoccupate anche dal tempo che li vedono trascorrere sui social networks o alla PlayStation. Anche in questi casi ricordo l’importanza di non farsi sopraffare dalla situazione e che è bene ideare una tabella di marcia, contenitiva dei doveri e degli stati emotivi. In generale, prestare attenzione al loro mondo interiore è il primo passo. Le frustrazioni che hanno vissuto in quarantena e che dovranno ancora attraversare nei prossimi tempi, possono tramutarsi in paure da decodificare e normalizzare. Per esempio, un bambino che prima di questo periodo andava a dormire da solo e si addormentava facilmente oggi mette in scena tanti capricci, merita di essere interrogato su cosa gli succede, e rassicurato sul fatto che è normale sentirsi agitati. Il nostro ascolto e la nostra comprensione li porterà a fidarsi di noi maggiormente e sarà per loro più facile affidarsi alle regole che gli diamo. Ricordare ai genitori l’importanza di scandire la giornata con doveri e piaceri, compiti e giochi, trascorrere giornate senza troppi nervosismi e mettere l’accento sulle risorse dei figli piuttosto che sui comportamenti sbagliati, è un’ottima chiave. Ricordiamoci che i figli diventano ciò che più spesso gli diciamo di essere”.

Concludiamo con una riflessione sulle prossime fasi che, con ulteriori cambiamenti di abitudine, potrebbero portare alla nascita di nuove problematiche: “Nella fase due potrebbero uscir fuori tante paure, che nell’emergenza abbiamo tenuto dentro per contrastare l’impatto. Il primo passo è individuarle e ascoltarle, poiché la negazione è solo un meccanismo difensivo. Sono e continueranno a essere tanti i professionisti che più o meno gratuitamente si sono messi a disposizione per fornire il supporto necessario a ricentrarsi. Non bisogna infatti scappare o far finta di niente, ma imparare a far scorrere le emozioni. Nell’accettazione delle paure, infatti, si può accedere a un loro autentico ridimensionamento, in modo da far riaffiorare le risorse per gestirle”.

Non siamo soli, dunque, ad affrontare il coronavirus e tutte le difficoltà sociali che ancora si prospetteranno. La comunità di esperti si è attivata per seguire ogni persona che ne avrà bisogno, passo dopo passo: #andràtuttobene.

Seguite le iniziative della dottoressa Chiara Narracci su Facebook e Instagram in modo da poter ricevere aggiornamenti e riflessioni ulteriori sull'argomento.

Di Beatrice Fiaschi

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