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La prima volta di mia figlia, la recensione

Giovedì, 19 Marzo 2015 17:10

Alberto (Riccardo Rossi) è un medico della mutua, ormai separato da dieci anni e completamente dedito alla figlia quindicenne, la sua sempre piccola Bibì (Bianca, Benedetta Gargari). La disciplina, il metodo, l’ossessione dell’ordine di Alberto vengono messi in crisi dopo aver letto sul diario della sua bambina che è ormai pronta per fare l’amore. In preda al panico il dottore organizza una cena con la sua vecchia amica (per puro caso ginecologa) e con sua figlia. Alberto non aveva mai pensato che quel giorno potesse arrivare.

L’opera prima di Riccardo Rossi, in uscita il 19 Marzo per l’occasione della festa del papà, è una commedia che si propone di affrontare il rapporto mai scontato e mai banale tra padre e figlia. La posta in gioco è delicata, Bianca ha deciso di perdere la verginità e così mette in crisi suo padre che pensa a sua figlia come una fanciulla spensierata e poco matura.

La prima cosa che viene in mente ad Alberto è fare cambiare idea alla sua piccola organizzando una cena con una vecchia amica, per sua fortuna ginecologa, che porterà anche suo marito (Stefano Fresi) con il rischio di fare saltare tutto in aria. In questa cena verranno fuori pensieri, storie e vecchi ricordi che cambieranno le carte in tavola poiché ognuno farà uscire delle debolezze,forse un po’ troppe.

Nel racconto si perde il velo di romanticismo che avvolge i momenti che precedono la prima volta, come se tutto fosse facile, bello e automatico. Non si leggono paure, non si ascoltano emozioni, tutto è superficiale e si arrampica sullo specchio chiamato “tutto può essere commedia”. La regia è veramente curata poco, appare fin troppo semplificata quasi come se fosse un film per la televisione italiana, uno di quelli che rientra pienamente nel target RAI.

La storia ha una sua costruzione gradevole ma è prevedibile oltre ogni misura, e i dialoghi sono fin troppo ripetitivi, della serie:

   - Sai che ho comprato una macchina?

  • Davvero? Hai comprato una macchina?! (ovviamente è solo un esempio).

Stefano fresi come al solito ci farà fare qualche risata ma il film complessivamente appartiene a quella mediocrità che ormai troppo spesso riempie le sale italiane. Non apro il discorso dei film di genere ma rimanendo fermi sul film in questione, è veramente questo quello che i produttori considerano commedia? Abbiamo bisogno veramente di finanziare un gran numero di film mediocri? Dando uno sguardo alle nazioni vicine alla nostra vedo la Francia che regala un numero sostanzioso di ottime commedie a basso costo, e come lei anche l’Inghilterra anche se in minor numero. Noi continuiamo a non riuscirci, finanziamo film come questo, che per carità sono anche guardabili ma mai maturi e completi come lo erano quelli della vecchia commedia italiana.

Non soffro pienamente di amarcord, anche perché di bei film italiani se ne fanno ancora seppur pochi, ma voglio e pretendo più qualità e meno quantità di produzioni nel nostro paese. Bisogna portare la gente al cinema non allontanarla con film che non riescono ad avere una vita lunga in sala e non beneficiano mai del passaparola (mezzo di pubblicità ancora fondamentale a mio avviso).

 

 

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