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Il permesso-48 ore fuori: recensione e trailer

Venerdì, 31 Marzo 2017 11:34

Di carne al fuoco ce n'è un bel pò. L'autore di ROMANZO CRIMINALE e SUBURRA, Giancarlo De Cataldo, è qui autore del soggetto e co-sceneggiatore insieme a Roberto Jannone e Claudio Amendola. Quest'ultimo lo troviamo nei panni di regista, per la seconda volta dopo "La Mossa del pinguino", e attore.

Oggi vi parliamo de Il permesso - 48 ore fuori, distribuito da Eagle Pictures e dal 30 marzo nei cinema. Alla Casa del Cinema di Roma c'è stata la presentazione stampa del film col cast al seguito e noi c'eravamo col nostro inviato.

Un genere di cinema che Amendola ha considerato sposarsi al meglio con il suo curriculum da attore. La cosa mi trova in buona parte d'accordo con lui. Un film tosto con 4 protagonisti accumunati da uno stesso destino e da una stessa spinta. Solo che questa stessa li porterà verso direzioni e destini diversi.

I quattro non si conoscono, benchè siano tutti detenuti nel carcere di Civitavecchia. Tutti in permesso premio per 48 ore e tutti con una pena ancora piuttosto lunga da scontare. I soli che incroceranno le loro storie sono però i più giovani.

Giovani promettenti, in rampa di lancio e con una prova che li promuove a pieni voti. Parlo di Giacomo Ferrara e Valentina Bellè, 24enne il primo, 25enne la seconda. Giacomo ha all'attivo appena due lungometraggi: "La prima volta di mia figlia" e "Suburra". Valentina è stata invece protagonista de "La vita Oscena"  del 2013,  ma è con la fiction che si fa notare. Prima con "Squadra Narcotici 2", poi "Grand Hotel"  ed infine soprattutto con i "Medici". I due nel film sono agli antipodi per estrazione sociale e temperamento. Un passaggio in macchina che Rossana (Bellè) offrirà ad Angelo (Ferrara) all'uscita del carcere sarà l'inizio del loro incontro. Lei ha la chiara intenzione di non rientrare, a lui verrà presto la stessa voglia istigato dai suoi vecchi amici ( complici nella rapina che lo portò in gabbia con gli altri che riuscirono a farla franca).

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Luca Argentero è Donato, ex pugile con contatti pericolosi con la malavita. La stessa che ha messo sulla strada sua moglie e che ora deve accontentare suo malgrado per riuscire a liberarla dalla schiavitù. Amendola dopo aver lavorato con Argentero in "Noi e la Giulia" non ha mai avuto dubbi su chi sarebbe stato ad interpretare Donato. Luca risponde presente con un sforzo prima fisico ( 8 chili persi per metterne su 6 di muscoli) e poi di immedesimazione con un ottimo il risultato. Così come m'era capitato i "Cha Cha Cha" di Marco Risi, Argentero secondo me offre il meglio di sè in una cornice lontana dalla commedia comica ( quella alla "Un Boss in salotto" per intenderci).

Luigi infine, in uscita premio dopo 17 anni dietro le sbarre, torna a casa e trova il figlio pronto a ricalcare le orme paterne. 48 ore densissime per tirar fuori il "pargolo" dai guai e reincanalare la vita familiare su binari "più sicuri". Amendola ha lasciato per sè il ruolo in un finale che si tinge di venature western per le musiche ma non solo.

Ci sono alcuni punti che avrei voluto vedere più approfonditi, In particolare la vicenda di Donato. Non si può dire lo stesso di quella dei due ragazzi, interessante e ben strutturata. In definitiva un film di genere che si fa guardare, intrattiene e che grazie alle prove del cast intero si può decisamente consigliare.    

di Alessandro Giglio                 

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