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I peggiori: i nuovi eroi del cinema italiano

Lunedì, 22 Maggio 2017 16:10

Vincenzo Alfieri dirige una commedia ispirata ai cinecomics americani. Una coppia di paladini contro la crisi del lavoro.

Vincenzo Alfieri, prima di essere un promettente autore e regista, è soprattutto un fan. Di Christopher Nolan, a giudicare dai trailer di due cortometraggi di successo (Memories e Il lato oscuro), ma anche dei fumetti nostrani (Agent Never) è un piccolo capolavoro di tecnica e affetto verso il personaggio bonelliano).

Non era facile trasformare una città come Napoli in una notturna New York o Boston, né tantomeno renderla credibile come una Gotham o una Starling City (cupo habitat di Green Arrow, con cui i due protagonisti hanno qualcosa in comune). Altrettanto difficile e inconsueto era coniugare alcune caratteristiche del capoluogo campano (malaffare, umorismo e paesaggi) con la commedia d’azione americana (a cosa pensiamo, osservando due eroi improvvisati che diventano virali grazie a un video su internet, se non a Kick-Ass di Matthew Vaughn?). Se poi l’impronta è quella dei cinecomics che raccontano la genesi di un vigilante mascherato, e si riesce anche a far ridere, allora la missione di I peggiori può dirsi compiuta.

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Vincitore del Roma Web Award 2014 con la webseries Forse sono io, Alfieri dirige un cast di attori noti (la bravissima Antonella Attilli, Tommaso Ragno nelle vesti di un losco capocantiere albanese e un inedito Biagio Izzo) e meno noti (Miriam Candurro e la piccola Sara Tancredi) in un film che si inserisce nella scia dei recenti cult Smetto quando voglio e Lo chiamavano

Jeeg Robot. La storia è quella di due fratelli trentenni che, abbandonati dalla madre, passano dall’essere ricchi a doversi barcamenare tra professioni degradanti al minimo sindacale. La sfida di ogni giorno è quella di crescere la sorellina di tredici anni e di convincere Serena, l’assistente sociale, a non portargliela via. Un po’ per caso, un po’ grazie alle abilità informatiche della ragazzina, diventano I Demolitori, eroi mascherati che si fanno pagare (tanto) per distruggere la reputazione di quei datori di lavoro che non rispettano le regole e abusano dei dipendenti. Dopo un primo momento di facili guadagni e debiti estinti, arrivano i problemi.

Prodotta dalla Warner Bros. Entertainment Italia, la pellicola strizza l’occhio al cinema statunitense anche in merito alla sospensione dell’incredulità: braccati dai poliziotti, i due fratelli sfoggiano ottime abilità nelle arti marziali e noi, grazie a una scrittura che deve molto al fumetto, ci crediamo senza gridare al ridicolo. Come i due film citati, I peggiori riesce a convincere perché sa parlare a una generazione alla ricerca di punti di riferimento, protagonista e testimone di un peggioramento della propria condizione sociale dopo anni di studi o gavetta. Il fantasma della madre aleggia per buona parte del film, che non racconta altro se non la corsa ai ripari di tre figli in balìa della precarietà. Durante la scena della cena, quando Massimo (uno scapestrato Lino Guanciale) riesce finalmente a incontrare Serena, il film sa cambiare passo e penetra nel trauma dell’uomo, scavando in un dolore fino a quel momento solo lasciato intuire. Anche quando i due fratelli vengono alle mani, le conseguenze dell’abbandono della madre si fanno evidenti. Due brevi parentesi tutt’altro che scontate, capaci di dare alla commedia un respiro più ampio. Passare dalla comodità di avere la servitù a farsi il culo al cantiere (Massimo) e studiare giurisprudenza per stare in archivio a cinquecento euro al mese (Fabrizio, interpretato dallo stesso Alfieri): senza andare troppo a fondo, I peggiori racconta anche questo, gli spettri di una crisi del lavoro che ci riguarda tutti.

Paolo Di Marcelli

I peggiori: il trailer

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