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Dove non ho mai abitato, la recensione del film

Venerdì, 06 Ottobre 2017 12:42

E' in uscita al cinema dal 12 ottobre prossimo il nuovo lavoro di Paolo Franchi "Dove non ho mai abitato" con protagonisti Fabrizio Gifuni ed Emmanuelle Devos

Tredici anni dopo il suo esordio cinematografico in un lungometraggio con "La spettatrice", Paolo Franchi torna a disegnare sullo schermo una storia con lo stesso modo di narrare. E' lo stesso regista bergamasco in conferenza stampa a Roma alla Casa del Cinema a definire il suo come un filmin costume ambientato oggi: "le mie ispirazioni sono state per lo più letterarie, come i racconti di Cechov e le figure femminili di Henry James". Non poteva dire nulla di più vero per i temi toccati, l'approccio ed i tempi della messa in scena.

Quel che ne vien fuori è un bel film reso interessante dalle interpretazioni dei protagonisti scelti dal regista. Encomiabile su tutti  la prova di Fabrizio Gifuni e della sua partner Emmanuelle Devos.

LA TRAMA

Emmanuelle è Francesca, figlia di un celebre architetto interpretato efficacemente da Giulio Brogi. Sposata con un finanziere più grande di lei, molto, forse anche troppo posato e paterno nei suoi confronti. Ha una figlia adolescente e viziata, vive a Parigi e ogni tanto si concede dei giorni dal padre presso Torino.

Il rapporto tra i due è complesso e complicato. Anche lei come suo padre ha studiato architettura ma ha abbandonato il lavoro, pur essendo molto promettente, dopo essersi trasferita in Francia. Gioco forza un ricovero inaspettato di suo padre la "costringerà" a restare più del previsto. Inoltre, per accontentare il padre/architetto, tornerà a prendere in mano un progetto di ristrutturazione di una villa già in stato avanzato, ma con alcune richieste ancora da esaudire. Ciò la porterà a lavorare, malgrado alcune reticenze iniziali, al fianco di Massimo ( Fabrizio Gifuni), architetto cresciuto sotto l'ala del padre di Francesca e con tutta probabilità il figlio che avrebbe tanto voluto.

DI COSA CI PARLA IL FILM

Un film sentimentale, quasi d'altri tempi eppure attuale. Una storia che ci parla delle nostre paure, dell'incapacità di prendere in mano la propria vita e mettersi in gioco. Di inadeguatezza e rimpianti, del confronto con i propri genitori e con le aspettative che essi han su di noi. Un film sottile nel modo in cui ci parla di emozioni e sentimenti ma al contempo di spessore per le domande che ci impone.

Bello il ritratto di Francesca e della sua "doppiezza". Da non intendersi in senso spregiativo. E' una donna combattuta tra le sue aspirazioni e la paura di lanciarsi: la fuga è sempre stata la sua scelta. Tra la passione per il suo lavoro ed il giudizio altrui. Franchi ce lo rimarca con un ripetuto gioco di specchi. Il riflesso della donna tra quelli di casa o tra i finestrini di un'auto ci ricordano sempre la sua lacerazione interiore per le sue doppie aspirazioni.        

Altri turbamenti si agitano in Massimo da quando entra in contatto con Francesca. La "casa dove non ha mai abitato" del titolo è la stessa che l'architetto non riesce a costruire per sè. Ecco che quegli scatoloni sparsi per la sua di abitazione sono simbolo di una situazione di stallo. Il suo sguardo non è mai verso l'orizzonte aperto. In casa le finestre si aprono ma non le persiane. Persino in autostrada la visione è schermata da delle grate. Franchi ci dice che quest'uomo non riesce a darsi un progetto a lungo termine, ed il fatto che non voglia figli non è l'unico indizio che lo conferma.

Come andrà a finire non ve lo svelo. Vi invito però a staccare il biglietto quando il film sarà in sala.

di Alessandro Giglio

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