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C'est la vie - Prendila come viene, recensione

Venerdì, 24 Novembre 2017 10:26

Eric Toledano e Olivier Nakache tornano nei cinema italiani dal 30 novembre prossimo con C'est la vie - Prendila come viene.

I registi di Quasi Amici, a distanza di 3 anni dal non riuscitissimo Samba, riaccendono la fiamma che seppe ispirarli nel precedente film campione d'incassi e fanno centro con la commedia che potrebbe meritarsi la palma di migliore dell'anno.

C'est la Vie - Prendila come Viene è un film che come nasce idealmente durante le riprese di "Samba" (non è un caso che la prima scena di quel film si svolgesse durante un matrimonio) ma si connette con tutta evidenza al loro secondo film "Primi amori, primi vizi, primi baci". Molte sono le fonti d'ispirazione per questo lavoro, da "Waiter" di Claude Sautet a "Storie Pazzesche" di Szifron, sono gli stessi registi ad ammetterlo.

C'è una frase di John Lennon che ben riassume il senso di questo piccolo grande gioiello d'Oltralpe: "La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi". Nulla di più vero, ed il nuovo film della coppia Toledano/Nakache proprio questo ci dice. Il fatto è che lo fa con una armonia ed una verve contagiosa.

Dialoghi fiume come nella tradizione degli ultimi migliori capitoli della cinematografia francese. Un fiume in piena non fine a se stesso. Un'acqua in cui non t'affoghi, ma nella quale ti immergi senza volerne più uscire, un pò come i bambini quando vanno al mare. C'è ironia, sentimento, emozione, eleganza, tutto senza artifizi. Poco meno di due ore di cinema che rilassa e avvince, diverte e ti fa tornare a casa col buon umore e la voglia di scriverne il prima possibile.

LA TRAMA ED I PERSONAGGI         

Il centro pulsante della vicenda è ambientato nel Castello di Courances, nei pressi di Fontainbleau: ambiziosa e sfarzosa location del matrimonio di una giovane coppia. C'est la vie racconta tutto quel che c'è dietro la buona riuscita o meno del giorno del fatidico sì. Tutto visto dal punto di vista di chi è il vero autore della mise en place.

A condurre il gruppo di lavoro per mano, a sbrogliare gli imprevisti e supervisionare il tutto c'è l'impeccabile e disponibile Max, un Jean-Pierre Bacri incantevole ed inappuntabile, cui forse giova oltremodo la distanza dai salotti parigini calcati solitamente in compagnia della ex  Agnes Jaoui. Una ensamble variopinta, variegata e stralunata quella agli ordini di Max.

Troviamo un fotografo all'ultima spiaggia ( Jean-Paul Rouve) che, persa passione ed ispirazione,  litiga facilmente con invitati invadenti e saccheggia di nascosto il buffet mentre il suo stagista cinico e spietato lo punzecchia con puntualità svizzera.

Il cameriere linguista con alle spalle studi all'Accademia Francese che fa la corte alla sposa ex compagna di studi, è un delicato Vincent Macaigne. Ci sono tre indiani tamil, musicisti al loro paese e camerieri in Francia per necessità. C'è Il fascinoso e bravo James, cantante di una cover band, ( sebbene non quella scelta dal pomposo, dispotico e narcisista sposo Pierre ) interpretato da un trascinante Gilles Lellouche che avrà il suo da fare per districarsi tra le richieste del nubendo e quelle di Adele, la vice di Max, interpretata da Eye Haidara.

 L'onnipresente e zelante mamma dello sposo ( Helen Vincent) improvvisamente ringalluzzita e, dulcis in fundo, il più improbabile e impreparato dei camerieri, imbarcato nell'impresa solo per via dell'amicizia che lo lega ad Adele. 

linguista

COSA FUNZIONA

Il ritmo frenetico è scandito dalla musica jazz di Avishai Cohen scelta come colonna sonora, inframezzata dalle performance live della band di James (tra queste pure una cover di Se bastasse una canzone di Eros Ramazzotti).

Quando è venuto a Roma per presentare il film alla Festa del Cinema, Toledano ha raccontato di conoscere ed amare le commedie di Manfredi, Scola e Dino Risi ma non la commedia italiana di oggi e non c'è da dargli torto, se non con poche eccezioni ( tra queste non perdete l'ultimo capitolo di Smetto Quando Voglio al cinema dal 30 novembre).

Tra i pregi del film c'è quello di aver saputo raccontare problemi reali dal punto di vista del piccolo imprenditore, non con i soliti dualismi tra poveri e grandi padroni. Una miscela che tira fuori un "realismo poetico" che ha pochi rivali. 

I protagonisti devono superare ogni ostacolo e per farlo scopriranno che la scelta è tra mettersi insieme e marciare compatti o chiudersi in sè per rivendicare i propri diritti. Sono tutti sulla stessa barca e malgrado infortuni e defaillance capiranno loro e capiremo noi, che gli imprevisti spesso possono essere davvero molto piacevoli: sono la vita stessa, non tutto si programma e va presa come viene, andrà bene!

di Alessandro Giglio 

locandina film

 

 

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