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Rocketman: la recensione

Mercoledì, 29 Maggio 2019 10:42

Archiviata la presentazione trionfale a Cannes dei giorni scorsi, arriva finalmente in sala dal 29 maggio Rocketman con un Taron Egerton in grande spolvero nei panni di Sir Elton John. Scapicollatevi al cinema!

Con quattro lungometraggi alle spalle ( contando anche Bohemian Rhapsody in cui per altro non è accreditato) e dopo una lunga carriera da attore, Dexter Fletcher fa strike di nuovo raccontando la parabola di un grandissimo della musica internazionale.

L’amore per la “seconda arte” da parte del regista è innegabile. Fu proprio lui ad occuparsi per primo, nel dicembre del 2013, di Bohemian Rhapsody, salvo poi rinunciare all'incarico per disaccordi con i componenti dei Queen. Tornò però nel vivo del progetto quando Brian Singer, il regista designato, si rese indisponibile ad un mese dal termine delle riprese.

Il paragone col biopic su Freddie Mercury giunge quindi immediato, vista la paternità dell’opera, la stretta successione temporale ed il grandissimo successo al botteghino avuto in tutto il mondo ( solo in Italia poco meno di 29 milioni di euro e più di 4 milioni di spettatori) unito all’Oscar strappato da Rami Malek.

Eccessivo, pomposo e kitsch come in parte l’uomo cui il film si ispira ma pure esaltante, vibrante e sfavillante tutte caratteristiche sempre in comune col genio di Pinner. Rocketman ( titolo di una delle hit del cantante britannico) è un film che lascia il segno per merito di molti fattori.

Taron Egerton è gigantesco nella sua interpretazione. Meno somigliante forse di quanto non fosse Rami Malek a Mercury ma più profondo nella sua resa. Egerton ha compiuto un lavoro impeccabile e va ricordato che è proprio lui ad interpretare tutte le hit del film in maniera sorprendente. Le canzoni sono il vero collante di un film/musical che racconta la parabola umana ed artistica di Elton John. Dal talento precocissimo del piccolo Elton immerso in un contesto familiare che, fatta eccezione per la nonna ( Gemma Jones interpreta Ivy), non ha mai fatto nulla per incoraggiarlo. Il rapporto inesistente col padre e quello pure molto difficile con la madre ( Bryce Dallas Howard ) che lo tormenteranno a lungo. La scoperta della propria sessualità, gli eccessi, la droga l’alcool, gli abissi delle dipendenze, il talento, l’amicizia ( quella longeva con Bernie Taupin, il suo paroliere interpretato da Jamie Bell), l’amore ( Richard Madden nei panni dell’ambiguo manager John Reid) e la solitudine sono solo alcuni degli ingredienti di un musical assai ben dosato.

Le canzoni scrivevamo, sono inanellate con sapienza non seguendo un mero ordine cronologico, bensì a fungere da spartito per un momento, una emozione o un passo importante per la storia del cantante.

Si potrà obiettare che per certi versi la trama possa risultare prevedibile, difficilmente però si potrà sostenere che non appassioni ed emozioni.

Grande la messa in scena con una ricostruzione dei costumi maniacale ( attendete i titoli di coda a fine film e ammirate le foto originali del tempo e quelle riproposte nel film) così come alcune intuizioni visive decisamente efficaci e originali come quando Elton John si esibisce sul palco del Troubadour a Los Angeles e tutto nella stanza inizia a levitare.

Più eccessivo del film sul leader dei Queen ( anche la sessualità qui si fa elemento ben più esplicito), Rocketman, purtroppo con molta probabilità non bisserà il successo al botteghino del predecessore, ma a parere di chi scrive vince il confronto ben più che di una incollatura.

Di Alessandro Giglio        

 

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