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Una cosa divertente che non farò mai più, la recensione: #ReadingIsSexy

Sabato, 02 Maggio 2015 11:16

“Una cosa divertente che non farò mai più…” è un saggio sull’ironia, un’approfondita riflessione sulla classe borghese, sulle sue contraddizioni, su quei bagliori altrui che cerca di far propri

Una cosa divertente che non farò mai più…

David Foster Wallace 1997
 

 

 

Il consiglio musicale

Album: The golden age, Woodkid, 2013.

“Una cosa divertente che non farò mai più…” è un reportage narrativo su una crociera di lusso ai caraibi che inizialmente doveva essere pubblicato da Haper’s: il cambio di destinazione è stato dettato proprio dalla lunghezza del testo. La struttura narrativa è propria di un reportage, ricca di particolari tecnici, dettagli e osservazioni, in cui però si insinuano lunghissime annotazioni personali, tali da renderlo unico nel suo genere. Foster Wallace stravolge completamente la concezione di nota a piè pagina, comunemente usata per dare brevissime e necessarie informazioni esplicative al lettore, affibbiandogli una nuova identità e, se possibile, dignità: qui infatti, le note sono parte integranti dello scritto, occupando fisicamente più pagine, distraggono totalmente il lettore dal concetto principe costringendolo ad interrompere il periodo iniziato. Un virtuosismo stilistico questo, a cui ci si abitua pagina dopo pagina e che si finirà per amare e rimpiangere a fine lettura. Lo stile è unico, in esso si mescolano diversi generi: il reportage narrativo ricco di dettagli tecnici e professionale, le riflessioni personali scaturite dall’osservazione di un animo sensibile, le battute dal sarcasmo pungente. Un testo leggero, ma ricco di contenuti e spunti di riflessione.

La tempistica narrativa scorre linearmente, come in un diario di bordo, diviso in giorni, cadenzati dalle proposte ricreative della Nadir, dove nulla si sovrappone e ogni evento è stato pensato per poter soddisfare i capricci dei propri, preziosissimi ospiti, senza lasciargli il tempo della noia ma solo quello dell’ozio. Inducendoci a pensare che in quel luogo il divertimento non è un obiettivo o una speranza, ma un obbligo. Viziare il cliente è la parola d’ordine, nessuno dei compiti pratici è lasciato alla sua azione, né portarsi le valigie, né doversi occupare della cabina, né servirsi il pranzo. C’è sempre qualcuno pronto a soddisfare ogni esigenza, bisogno, necessità prima ancora che si palesi.  Bevande escluse.

“A parte le lievi varianti adattative a seconda della nicchia, la «Crociera Extralusso 7NC» costituisce un genere uniforme. Tutte le megacompagnie offrono lo stesso prodotto di base. Questo prodotto non consiste in un servizio o un una serie di servizi. Non è neanche tanto il divertimento (anche se si capisce subito che uno dei grandi compiti del direttore di crociera e del suo staff è di continuare a rassicurare tutti che si stanno divertendo): è più, come dire, una sensazione. Ma rimane un prodotto basato sulla buona fede - cioè, cercano davvero di produrla in te, questa sensazione: una miscela di relax ed eccitazione, di appagamento senza stress e turismo frenetico, quella fusione particolare di servilismo e condiscendenza che viene propagandata attraverso tutte le forme del verbo viziare. Le brochure delle megacompagnie sono addirittura tempestate da questo verbo:''...a viziarvi nelle vostre jacuzzi e saune'', ''Lasciatevi viziare'', ''Fatevi viziare dai caldi zeffiri delle Bahamas''. Il fatto che gli americani adulti degli anni Novanta tendano ad associare la parola ''pamper'', ''viziare'', a un particolare prodotto di consumo non è casuale, non credo, e la connotazione non si perde in queste megacompagnie di massa e nelle loro pubblicità. E se ripetono e sottolineano di continuo questa parola, avranno le loro buone ragioni.''

Foster Wallace vive e racconta la sua settimana, immerso in un ambiente che non gli appartiene, e che sembra non apprezzare il suo umorismo pungente. A bordo della m. n. Nadir tutto è curato nei minimi dettagli, ossessivamente, quasi a voler designare una realtà parallela alle vite quotidiane, dove tutto è intonso, immobile e sincrono. E, conseguentemente, irrimediabilmente costruito. I sorrisi, le espressioni, le gestualità, sembrano poter aver luogo solo in quel contesto limitato, dettate da un etichetta non scritta che aleggia confinata in questo strabiliante resort galleggiante.

“Ho sentito cittadini americani maggiorenni e benestanti che chiedevano all’Ufficio Relazioni con gli Ospiti se per fare snorkeling c’è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all’aperto, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il Buffet di Mezzanotte. Ora conosco l’esatta differenza mixologica fra uno Slippery Nipple e un Fuzzy Navel. So cos’è un Coco Loco. Sono stato oggetto in una sola settimana di oltre 1500 sorrisi professionali. Mi sono scottato e spellato due volte. Ho fatto tiro al piattello sul mare. È abbastanza? In quei momenti non sembrava mai abbastanza.”

Un lavoro estremamente divertente il cui obiettivo, non esplicitamente dichiarato, è quello di fornire una visione totalmente discordante con quella proposta dalle patinate pubblicità, screditandole. Ma nel farlo, Wallace, ammette che tutto è realmente come descritto nelle brochure che disegnano un’atmosfera ideale, dove tutto ciò che non dovrebbe esistere, semplicemente non esiste, come la polvere. E’ proprio l’attenzione maniacale che l’equipaggio e la compagnia dedica alla cura dei passeggeri, che induce Foster Wallace a scovare  quei dettagli muti, testimonianze delle realtà esistenti dietro falsissimi “sorrisi professionali”, sempre pronti per essere serviti. Lo scrittore durante il suo soggiorno, ha la possibilità di essere navigare in un ambiente talmente paradossale da iniziare a studiarlo fino ad elaborare delle teorie a riguardo. Una di queste scaturisce dalla constatata immaturità che accomuna tutti i passeggeri: l’esigenza di soggiornare su una nave extra lusso non sarebbe altro che un ritorno all’infanzia, seguito da un senso d’insoddisfazione che va accrescendosi, nell’ozio.

“Garantisco fermamente che un servizio di pulizia invisibile e misterioso è in un certo senso fantastico, incarna appieno le fantasie di ogni sidicione: qualcuno che si materializza, ti dinsinsudicia la camera e scompare – è come avere una mamma però senza senso di colpa.” 

"Una cosa divertente…” è un saggio, sarcastico, pungente. Un libro per lettori attenti che sapranno cogliere i virtuosismi stilistici di Foster Wallace, mischiati allo humor travolgente. Uno spaccato sociale, un analisi profonda sul mercato, sull’ estetica, sulle frivolezze da cui ci lasciamo possedere. Mescola infatti il piacere e il riso a un’indagine sulla influenzabilità delle persone, sulla loro pochezza, sul modo di essere degli americani e dei turisti in generale, sulla capacità della pubblicità di influenzare il consumatore in una profonda analisi tutt’altro che cinica.

 

 

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