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I Mummenschanz al Teatro Olimpico, la recensione dello spettacolo

Domenica, 10 Maggio 2015 17:00

 I Mummenschanz arrivano a Roma, al teatro Olimpico dopo 42 anni di onorata carriera, ma non smettono di sorprendere un pubblico visibilmente divertito.

 Il sipario si apre con uno dei grandi classici della compagnia: le mani giganti che interagiscono con il pubblico, il messaggio (per chi non li ha mai visti esibirsi) che il pubblico sarà parte integrante dello spettacolo. L'assenza di musica e scenografia avvicina i 4 interpreti (Floriana Frassetto, Raffaella Mattioli, Pietro Montandon e Philipp Egli ) al pubblico in uno spettacolo che ci avvicina all'Espressionismo astratto dei primi anni 60, in una fusione di generi e colori che conservano la storia ma incentivano l'innovazione all'interno della compagnia stessa.

Infatti le famose facce mutabili dei primi anni della compagnia vengono conservate e compaiono nelle scene più simboliche e lente dello spettacolo, si esattamente lento.Perchè l'essenza della lentezza nei Mummenschanz ci riporta indietro rischiando. I tempi sono cambiati ma loro no, e sfidano la velocità quotidiana, con la necessaria attesa dell'arte, del messaggio, che non è istantaneo e chiaro, ma ricercato e velato.

Al repertorio classico si affiancano i giochi di movimenti dei tubi e le mutazioni di forma di palloni giganti. Con la possibilità di vedere oltre a nuovi sketch, anche la scena realizzata in occasione del quarantennio. Sicuramente non per tutti i tipi di pubblico teatrale, situandosi in un limbo tra il circo e la danza, ma ha il merito di rapire e far sorridere gli spettatori di tutte le età. Resterà in scena al Teatro Olimpico fino al 17 Marzo.

 

 

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