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La strada - Cormac McCarthy

Sabato, 28 Novembre 2015 11:40

 

L'ultimo romanzo di Cormac McCarthy è grigio, freddo e tagliente. Lontano dalle sue opere wastern e dal celebre 'Non è un paese per vecchi', La strada è un romazo che scuote le riflessioni piu profonde e i cui echi risuoneranno per qualche mese.

 

Qui trovate il podcast della puntata di Echoes, trasmissione radiofonica che ospita Readingissexy, al minuto 28:30 trovi la Non ora, non qui.

Lontano dai precedenti western, la strada è un romanzo post apocalittico. Un uomo e un bambino viaggiano tra le rovine dirigendosi a Sud verso il mare, fuggendo dalla morte, dal buio, dalla fame e dai propri simili. Un uomo ed un bambino sono protagonisti di oltre 250 pagine. Un uomo e un bambino  di cui non conosceremo mai il nome, quasi non fosse importante, quasi non avesse più alcun senso individuare verbalmente, distinguere e denominare qualcosa così in bilico tra l’essere e in essere, da non essere in divenire. Ciò che rimane del mondo è una distesa imprecisata di cenere, arida, inospitale, morta. Non v’è piu nulla se non i ruderi di cui che è stato. Si vive cercando di recuperare quel poco che rimane, senza alcuna speranza di ricostruire, perché, semplicemente, non c’è più vita.
Dell’america e dei suoi simboli, rimane il ricordo, che si sgretola piano piano.

"Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso."

La strada è un percorso indefinito che separa i due protagonisti dal mare, dove sanno già che non troveranno granché, se non un paesaggio irriconoscibile. La strada è un percorso di sopravvivenza, con un carrello della spesa e un telo di plastica, pochi, pochissimi preziosi oggetti. Non c’è altro. Se non qualche altro sopravvissuto, ‘i cattivi’, da cui difendersi, anche con le armi. Nessuna meta ne obiettivo da raggiungere.  Ciò che rimane è il rapporto umano tra un padre e un figlio.  Il clima annichilente non compromette però la veridicità di un legame reso ancora più solido dalle condizioni di contorno, in cui una latta di cibo in scatola equivale ad un giorno di sopravvivenza in più. Lo stile minimalista che caratterizza la scrittura di McCarthy si fa ancora più essenziale, intriso di un’epica che soffoca qualunque retorica da fine del mondo e lascia emergere solo quelli che sono i bisogni più profondi dell’essere umano. L’uomo e il bambino, vivono e sopravvivono per amore reciproco ed è il ricordo di una donna, madre e compagna, ad alimentarli. Non è rimasto nient’altro.

"Tutto bene?, chiese l'uomo. Il bambino annuì. Poi si incamminarono sull'asfalto in una luce di piombo, strusciando i piedi nella cenere, l'uno il mondo intero dell'altro."

La strada è un libro in bianco e nero, in cui le naturali cromie plasmate dalla luce naturale sono solo un ricordo. Il clima ostile, l’assenza scenografica, la poca azione che si percepisce, porta alla riflessione, una riflessione emotiva. La strada è un libro il cui realismo ci trasla totalmente all’interno della scena, senza l’utilizzo di descrizioni ampollose. Cormac è diretto, crudo, freddo, vero. E’ l’emozione a scaldare le pagine, la bontà del bambino, la sua scala di valori è rimasta illibata e ne chiede conferma ogni giorno al padre: ‘Noi siamo i buoni vero? Noi non mangiamo carne umana’. Il suo altruismo, le sue preoccupazioni sono fatte di purezza, non d’ingenuità, una purezza preservata anche in un mondo in cui non esistono più sogni ne futuro. Tetro. Angosciante. Commovente.

"Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c'è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un'origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te."

La strada. Cormac McCarthy. 2007. Einaudi, 224 pp., 12,00 €.

 

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