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Teatro Argentina Roma : Sciopero

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Il 22 marzo entrando nel Teatro Argentina (Roma) , ci si è reso immediatamente conto, che qualcosa di strano stava per accadere, infatti nessuno all'ingresso accoglieva gli ospiti che entravano smarriti nel teatro.

Dopo 15 minuti dall'orario previsto per lo spettacolo, con la gente ormai rassegnata a dover tornare a casa, appare sul palco Gabriele Lavia; il tono iniziale è incerto, di chi ha paura della reazione alle sue parole, il brusio del pubblico è interrotto dalla notizia che il personale del teatro (completamente dal personale d'accoglienza ai tecnici ) è in sciopero, Lavia riprende il discorso rassicurando la platea, lo spettacolo si farà.

G. Lavia ironizza sul fatto che questa volta non si sta giocando sul continuo parallelismo Pirandelliano ( l'opera in scena è La Trappola ) tra Realtà e Finzione, questa volta non c'è finzione, siamo davvero in questa situazione; lo spettacolo si farà, ma la musica ce la dobbiamo immaginare, le luci saranno soltanto quelle di sala, il pubblico questa volta torna indietro di 5 secoli, e come nel teatro shakespeariano dovrà immaginare la scenografia del palco.
 
Ma lo spettacolo va avanti, e il monologo di 80 minuti, è arricchito dalle annotazioni di Lavia, che guida gli spettatori all'immaginazione.
  
Lo spettacolo si conclude, qualcuno si alza stizzito, ma l'applauso continua per 5 minuti, Lavia torna sul palco, interrompe l'applauso e chiede la parola, e dice riferendosi agli scioperanti: " Per quanto io non condivida il loro modo di vedere il mondo , sono vicino al loro dolore".
 
Non si chiude fisicamente il sipario, ma si chiude metaforicamente su questa vicenda, questa volta a farci tornare a casa riflettendo, non è solo lo spettacolo, ma anche la vita reale.
Ultima modifica il Martedì, 22 Marzo 2016 18:52