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Musica

In the grove #9: il post-rock dei Piano For Airport.

Domenica, 05 Luglio 2015 18:14

I Piano for Airport provengono direttamente dagli anni ’90, dai primi sintetizzatori, dagli echi elettronici, le basi minimal e i testi psichedelici. Sulla scena musicale dal 2007, hanno all’attivo 2 ep (Much More e Eyho), un full album (Another Sunday on Saturn), e un nuovo lavoro da registrare, figlio di un cambiamento importante, decisivo. Son cresciuti dicono, e la musica con loro.

Quanto respiro ha la vostra musica con importanti influenze elettro-wave-dance nell’epoca del ritorno al vintage?

In realtà noi non ascoltiamo musica, c’è un ritorno al vintage? (ridono, nda). Abbiamo trent’anni età della maturità, ci rifacciamo incondizionatamente ai generi con cui siamo cresciuti non quelli stagionali. Rispondendo alle nostre esigenze facciamo sicuramente un lavoro migliore, che magari non è migliore anche per il pubblico, in questo momento. Ad esempio, sulla scena romana odierna I Cani e The Giornalisti hanno fatto dell’autenticità della loro musica il loro successo, senza farsi influenzare dalle mode stagionali.

Prima volta in un bosco? Che ne pensate?

No abbiamo già avuto un’esperienza simile a Genova, una delle nostre prime date: legalmente si, solo queste due. L’esperienza è stata positiva, l’atmosfera è piacevole e si sposa benissimo con la musica. La natura e la musica, creano insieme un connubio perfetto. E’ stato bello anche percepire come l’ambiente modifica il tuo modo di suonare, con un pubblico attento, seduto, ben disposto. Dal palco, fa la differenza.

Pensate che un bosco sia scenograficamente troppo lontano da voi?

No, non crediamo. E’ questione di naturalezza e spontaneità. Le rapsodie e le ripetitività presenti nella nostra musica, si coniugano bene con l’aspetto primordiale e bestiale che assume un bosco, soprattutto di notte.

Abbandonerete il post-rock?

Stiamo lavorando con un nuovo progetto che toccherà sonorità nuove, almeno per noi. Diciamo che siamo ad una svolta piuttosto decisiva, la direzione in cui stiamo andando è in soluzione di continuità con il nostro percorso fin qui, quindi terremo  la ricerca sonora, gli ambienti e le atmosfere del post rock ma cambieremo nell’approccio alla struttura, nella lirica e nella scrittura che sarà più diretta. Scriveremo delle canzoni nel senso classico del termine, contenendo i cambi e le strutture dilatate che ci hanno caratterizzato fino a oggi.  

La partecipazione a numerosi festival vi ha permesso di misuravi con numerosi artisti, vi ha fatto crescere come esperienza?

Citiamo una frase letta qualche giorno fa “I musicisti non sono cavalli” sottolineando il fatto che la musica non si possa mettere in concorrenza. L’aspetto competitivo non deve interessare chi compone e chi suona, perché bisogna rimanere il più liberi possibili nel farlo. Mentre i momenti aggregativi che ne derivano sono fondamentali, lì il confronto può essere costruttivo, stimolante. E’ il confronto con il diverso che alimenta i momenti di crescita, non la competitività in sé.

I festival danno una reale visibilità?

Si, sicuramente. Ti danno la possibilità di essere visibile a un pubblico che non ti conosce, questo accade se la centralità del festival è la musica e non la promozione di altro. Ed è lampante, sia dalla line up che dalla risposta immediata del pubblico. L’esperienza maturata in merito ci porta oggi a fare una selezione.

Da dove viene l’idea di uno short film di Eyho?

La  nostra etichetta Bombadischi, ha anche contatti con filmakers, e non volevamo fare il classico video, volevamo fare un unico video in cui erano presenti 5 storie che s’intrecciano per dare una rappresentazione unica e continua di tutto il lavoro. E’ una cosa diversa, non commerciale, ma ci rappresenta, ci piaceva e non ci siamo lasciati influenzare da quella che poteva essere la risposta del mercato.

Pensate che il contributo video sottolinei la vostra musica o distolga l’attenzione?

E’ sicuramente un veicolo più efficace perché la curiosità è doppia: quella di ascoltare un brano e di vedere il video. Infatti l’utilizzo è quasi esclusivamente commerciale. Il contributo visivo soddisfa la curiosità di molte persone oltre a darci la possibilità di presenziare su un social come YouTube e annessi.

Da dove viene Eyho? Chi ‘rosica’?

Abbiamo letto la prima volta questo acronimo in un articolo che parlava di un video di  Thom Yorke in cui ballava, facendo riferimento al video 'Single Ladies (Put a Ring on It)' di Beyoncè. E’ una sensazione che proviamo molto spesso quando riconosciamo il genio in un prodotto, o in un’idea altrui, il classico “avrei voluto farlo io”, per quanto ti piace. Rosichiamo per quello che gli altri fanno meglio di noi. Dall’altra parte speriamo che qualcuno prenda atto delle nostre rivincite, personali, di una vita, e rosichi.

Chi ha ucciso Thom Yorke?

Questa è una storia edipica. Quando ci siamo conosciuti quello che davvero ci accomunava era l’amore viscerale che nutrivamo per i Radiohead, erano delle divinità, dei padri. Nella nostra crescita professionale aver superato questa fase rappresentava un successo, un traguardo, quindi l’uccisione di Thom Yorke è il superamento del nostro complesso edipico. Ora i Radiohead non sono più il nostro gruppo preferito.

Un full album e 2 Ep. Novità all’orizzonte?  

Annunciamo ufficialmente che ad ottobre entriamo in studio e registriamo un full album di 10 pezzi principalmente in italiano. Saremo comunque rispettosi e coerenti con il percorso artistico intrapreso finora, quindi nulla di cantautoriale.

Come mai il cambiamento di lingua?

Perché a trent’anni abbiamo bisogno di verità. Abbiamo bisogno di toglierci la maschera della lingua, aggiungere contenuti e fare qualcosa di nuovo. Oggi vogliamo dare un peso diverso ai testi, alla lirica, ogni verso rappresenta un’assunzione di responsabilità. Scrivere in italiano ci ha complicato le cose, la fonetica ci ha condizionati prepotentemente. Con questo non disdegniamo assolutamente quello che abbiamo prodotto in precedenza, siamo solo più maturi.

 

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