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Musica

G-Fast Live at RLT Unplugged 2014

Lunedì, 01 Settembre 2014 12:19

Ultimo appuntamento di RLT Unplugged 2014. Questo ciclo estivo di concerti in acustico si è chiuso con il blues accattivante del one-man band G-Fast, alias Gianluca Fastini. Una degna chiusura per questa serie di piacevoli live che si è svolta al fresco riparo di un bosco.

 

VIDEO DEL LIVE di g-fast

 

FOTO DEL LIVE di g-fast

 

 

 

 

PER CONOSCERE GLI ALTRI ARTISTI DI RLT UNPLUGGED 2014

 

INTERVISTA A g-fast

Ultimo live, quindi ultima intervista al protagonista della serata. E stavolta raccontarci di se stesso e della sua musica è toccato a Gianluca Fastini, in arte G-Fast, prima della sua esibizione in acustico. Quattro simpatiche chiacchiere prima del gran finale di RLT Unplugged 2014.

Da dove arriva il nome "G-Fast" e come mai lo hai scelto per il tuo personaggio?

«Guarda, in realtà è molto semplice. Il mio nome è Gianluca Fastini, per cui sin da ragazzino tutti gli amici mi chiamavano "Fast" e da lì è nato questo acronimo unendo nome e cognome. E poi c'è un piccolo aneddoto: tempo fa ero in contatto con un giornalista che purtroppo oggi non c'è più, Ernesto De Pascale, che mi suggerì di utilizzare questo nome. E quindi utilizzai "G-Fast".»

Quali sono i tuoi artisti di riferimento, quelli che hanno influenzato il tuo stile musicale?

«Bella domanda (ride NdR). Sono tanti perché comunque non ho mai amato avere solo un punto fisso. Partendo dal blues delle origini, quindi John Lee Hooker o Howlin' Wolf, arrivo a cose un po' più attuali come Rage Against The Machine o cose più particolari tipo Tom Waits. Sono tante le influenze e quindi gli ascolti quindi questi sono nomi buttati lì al momento.  Chiaramente c'è tanta brace nel fuoco.»

"Go To M.A.R.S.": parlaci di questo lavoro e dell'idea che c'è dietro.

«"Go To M.A.R.S." è un disco che è nato in un periodo in cui facevo un sacco di date. Quindi il tema in generale è il viaggio. La parte interessante di un percorso non è l'arrivo, no? E mi sono immaginato questo viaggio su Marte che però non era il classico viaggio che si può immaginare con gli astronauti, eccetera. Si trattava di una sorta di arca di Noè dove io imbarcavo questi dieci personaggi che sono i protagonisti delle dieci storie interne al disco . Questi personaggi raccontano le loro storie e io metto queste storie sotto forma di canzoni ed è venuto fuori una specie di concept. "M.A.R.S." è puntato ed è l'acronimo di "My Alternative Rebel Ship" che sarebbe appunto quest'arca di Noè.»

Con quali artisti ti piacerebbe collaborare?

«Altra bella domanda, sarebbe stato bello saperla prima (ride NdR). Forse con Vinicio Capossela o comunque artisti che fanno cose un po' fuori dagli schemi. Ci sono altre situazioni particolari che potrei citare come i Cyborgs oppure qualche altro one-man band.  »

Il disco del cuore. Qual è?

«Anche questo è molto difficile da decidere. Però potrei dirti quello che mi ha influenzato di più che è stato "Experience" di Jimi Hendrix.»

Progetti per il futuro?

«Io sono al secondo album e li ho scritti tutti e due in inglese. Per cui per il terzo album molto probabilmente proverò a scrivere in italiano. Questo è anche uno scoop tra l'altro (ride NdR). Continuare a far dischi, suonare live e cercare di arrivare, se possibile, a vivere con la mia musica. Questo è il punto di arrivo di tutti i musicisti. Sopravvivere con ciò che fai.»

 

Francesca Marini, per Radio Libera Tutti

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