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Giulia Villari ospite a Yes Uk! : l'intervista ed il podcast

Martedì, 02 Maggio 2017 18:45

Abbiamo avuto il piacere di avere ospite con noi a Yes Uk!, la cantautrice e chitarrista Giulia Villari in promozione del suo nuovo album “Real”, una sofisticata miscela di suoni tra l’elettro, il pop e il rock dal respiro fortemente internazionale.

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Stef le ha rivolto alcune domande e abbiamo avuto modo di conoscere come è avvenuto il processo di composizione di questo album insieme al produttore Sante Rutigliano, che si inserisce in un filone alternative, non di nicchia ma dal taglio piu’ mainstream.

Ciao Giulia come stai?

Devo dire molto bene, onestamente non vedo l’ora che arrivi il caldo e l’estate (sorride).

Quando leggo la parola “Real” mi viene subito da chiederti cosa percepisci “reale” in questo momento della tua vita e perché hai dato questo titolo specifico all’album.

Intanto mi piaceva potesse essere una parola breve e che fosse un’aggettivo che puo’ avere molti significati interpretabili dall’ascoltatore a suo piacimento. Il mio modo di interpretare quest’aggettivo e il motivo per cui l’ho scelto è che lo riferisco a delle dimensioni interiori piu’ che legarlo alla realtà oggettiva. Un modo di essere reale, cioe’ di affrontare le cose nella maniera piu’ vera possibile e con una valenza relativa non solo alla mia singola persona ma anche agli altri.

E se ti chiedessi cosa percepisci “reale” rispetto alla realtà circostante piuttosto che a quella interiore e cosa no, e ti mette in un certo qual modo timore?

Purtroppo molte cose “reali” mettono timore, purtroppo la realtà ti sbatte in faccia cose che vorresti non esistessero. Cio’ non vuol dire che uno poi perda la speranza a vede tutto nero, questo è contrario alla mia stessa natura ma faccio molta difficoltà ad accettare questa realta’ degli ultimi tempi, specialmente le notizie di cronaca che sembrano irreali ma irreali purtroppo non sono. Mi piace ancora pensare che le persone che ho intorno siano vere. Odio i retropensieri.

Ascolto il tuo album e da “Different” passando successivamente per “Fragile” “Close” “July” e “Birds” ho avuto la forte sensazione di salire di uno step i gradini a livello emotivo. E’ un grande complimento poiché al di la’ del piacere di ascoltare i primi brani dell’album, quadrati e ben confezionati l’album da metà in poi decolla e questa, a mio avviso, è una cosa molto importante poiché in molti album si ha la sensazione che si punti il tutto per tutto sui primi brani per poi perdersi in tracce alle quali poter attribuire solo un voto discreto o appena sufficiente.

Potresti aver ragione, in genere per una questione tecnica le prime tracce sono in teoria quelle piu’ immediate o di immediata comprensione, quelle incaricate in un certo qual modo di aver presa sull’ascoltatore per poi passare ad essere piu’ riflessivi e approfondire il discorso per arricchire il disco di nuove sfumature da cogliere con un ascolto piu’ approfondito .
Non sei stato l’unico ad amare di piu’ le ultime tracce e di questo sono personalmente molto contenta.

In “Real” ti permetti di pronunciare alcune parole in maniera non convenzionale mentre canti e questa è una cosa che a me piace molto ovvero, prendersi la briga e la responsabilità seppure da italiani di cambiare un suono canonico a seconda delle proprie esigenze, con una lingua che in definitiva lo consente, basti pensare al differente suono che prende nei diversi paesi in cui viene utilizzata..

Su questo punto c’è uno studio non casuale.  La lingua parlata è diversa da quella cantata e generalmente è lecito poter spostare gli accenti. Parlando con miei amici artisti, cantautori, qualcuno ama spostare gli accenti qualcun’altra no. La mia esperienza e i miei ascolti mi lasciano libera di decidere come e quando farlo senza particolari remore. Diciamo che mi sento libera di farlo.

Leggo i testi…sei innamorata? Ti chiedo questo perché la focale è centrata molto sul rapporto a due, sull’amore e sempre l’impressione è che ci sia un “brand new” come un rinnovamento costantemente in atto.  Cosa sta accadendo?

Bella domanda… All’apparenza sembra che ci sia sempre un “io e te” come se il te fosse un uomo di cui sono innamorata ma in realtà non è propriamente cosi’. Si parla di rapporti che smuovono qualcosa, ma non è sempre “amore” nel vero senso della parola. Il “nuovo” è un mio leit motive e ritorna sempre nelle mie canzoni. E’ un modo di vivere, sono sempre alla ricerca di cambiamento, evoluzione, concepisco la vita come qualcosa che si muove, una scoperta continua di se stessi, degli altri, della realtà. E’ pur vero che un cambiamento importante nella mia vita è in atto e che quindi quel brand new lo possiamo ricollegare a qualcosa che sta avvenendo realmente.

Ho avuto modo di intervistare Wallis Bird relativamente al suo ultimo album “Home”, parlava di un cambiamento importante legato proprio all’amore che ha modificato la sua vita e il suo album era proprio una sorta di dedica a chi è riuscito/a a mutarla in maniera cosi’ radicale… Parliamo di un cambiamento del genere?

Raccontare una storia o storie strettamente legate a fatti contingenti generalmente non fa parte di me. Magari un domani lo fara’… Io attraverso la mia sensibilità cerco di produrre delle immagini che gli altri possano afferrare e nelle quali possano identificarsi. La scrittura attraverso le parole e la musica produce immagini che possano aprire all’immaginazione degli altri. La scrittura poetica ha questo potere intrinseco.

Sento gli 80’s mischiarsi ai 90’s arricchiti da un lavoro di studio e di suoni dei nostri giorni. Le tue influenze musicali. Chi, dove e perche’…

Molto varie..ci sono dei periodi in cui ascolto moltissimo e vado alla ricerca, e periodi invece in cui non ho materialmente il tempo per poter fare degli ascolti mirati. In generale e da sempre ascolto molto la musica nera e gruppi che percepisco che la hanno come riferimento come ad esempio Mac de Marco che mi piace molto, ma se devo dire quale è stato il mio ascolto ossessivo sin da quando avevo diciassette anni allora dico Pj Harvey. Compongo da sola. Degli arrangiamenti invece, principalmente se ne occupa il mio produttore Sante Rutigliano che nasce come chitarrista e come scrittore di colonne sonore. Anche lui lavora molto da solo ma il prodotto finale è poi un qualcosa che riassume le idee e il gusto di chi ha collaborato. Con Sante è stato bello confrontarmi sulla scelta dei vari suoni che hanno caratterizzato successivamente i brani anche se l’impianto generale di quello che e’ “il suono” lo da lui. Entrambi veniamo dal rock, e si sente nei brani che l’impostazione e il sapore non è in definitiva di radice elettronica sebbene la fusione con la stessa li completa e li caratterizza.

A Wallis Bird stessa parlando dei Depeche Mode e del primo singolo estratto dal loro ultimo album, Where’s the revolution, chiesi se era proprio questa la rivoluzione, il progresso che attendevamo. Nel senso, ti saresti immaginata nel 2017 con questo tipo di tecnologia. Questo mondo ormai piu’ sui social che nella realtà. Come vivi questa situazione tu e in particolare, come ti rapporti con tutto questo. Lo percepisci piu’ come una libertà o un controllo come pensano in molti?

Personalmente bene. Io sono a pro-novità. Ormai il social network è la via di comunicazione principale e credo che man mano la tecnologia andrà piu’ veloce di quanto noi potremo mai immaginare. Per quel che riguarda il controllo, facessero pure..non ho niente da nascondere.


Di Stefano Daniele.

 

 

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