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Musica

Sustain, l'energia travolgente degli Strange Motion e The Ruins of Rome

Martedì, 14 Maggio 2019 18:53

Seconda serata di Sustain venerdì scorso. E devo dire che ha mantenuto le aspettative e regalato anche qualche sorpresa.

Il format si mantiene lo stesso: due band, una molto giovane in apertura e a seguire una band di maggiore esperienza che sta tentando di sfondare; e dopo averli sentiti suonare, i membri delle band si raccontano rispondendo alle domande di Matteo Violo, l’organizzatore dell’evento.

I primi a salire sul palco sono stati gli Strange Motion: Giulia Violo, la voce, Thomas Hanna e Manuel Rocci alle chitarre, Michela Pranzo al basso e Federico Paccapelo alla batteria. I ragazzi, benché molto giovani, hanno davvero grinta da vendere ed il loro Rock che per certi versi ricorda gli Evanescence con forti influssi grunge è davvero un piacere da ascoltare. I loro inediti, Blood and Bruises, Twisted Reality e l’ultimo, Annette, hanno carattere e grinta ma anche la scelta delle cover, Sharp Dressed Man degli ZZ Top e Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, è stata davvero azzeccata.

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Intervistati da Matteo, alla domanda “Partecipereste mai ad un Talent Show in TV?” i ragazzi, hanno risposto quasi tutti di no (preferendo la sana e classica gavetta) ma Thomas, pragmaticamente ha dichiarando “Se ci pagano sì” (la risposta che molti di noi avrebbero dato forse).

A seguire è stato il momento dei The Ruins of Rome, una delle band più strane che potrete trovare nella scena undreground. Ma fidatevi, strane in senso positivo. Abbiamo Marco D’Amico, la voce, Giordano Bruni e Carlo Bruni, i chitarristi, Alessio Senzacqua, il bassista e Tommaso Borracci, il batterista.

I ragazzi sanno indubbiamente come stare sul palco: si muovono, si stuzzicano e si fanno dispetti mentre suonano e Marco in particolare, con il suo passamontagna ed il suo modo incredibilmente particolare di cantare (sdraiato per terra o saltando addosso agli altri membri della band), è sicuramente difficile da dimenticare.

Ma i The Ruins of Rome non sono solo apparenza. Il loro stile è unico e mentre la loro musica varia dal Reggae al rockabilly al rock più duro la loro anima di fondo rimane sempre riconoscibile in ogni pezzo.

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I singoli che colpiscono di più probabilmente sono Reggae Regghin, mi Piaccion le Sbarbine e Karabignere Blues ma anche gli altri sono uno più bello dell’altro.

A metà concerto ai ragazzi è stata mostrata una scena tratta dal film Detroit Rock City, in cui Jeremiah riprende le bacchette della batteria da sua madre e Matteo ha chiesto loro “come dovrebbe comportarsi una band sul palco?”. E’ stato Marco a rispondere a nome della Band ed in maniera incredibilmente diretta ha detto “A noi ‘nce frega popo ‘n cazzo de ogni tipo de schema”. Che dire, brutalmente onesto, sincero e fuori dagli schemi proprio come si mostra sul palco.

I ragazzi hanno poi concluso la performance con qualcosa di davvero geniale: Tutti ar Gabbio, cover\parodia dell’iconica Jailhouse Rock di Elvis Presley.

In conclusione, la serata è stata un altro successo e Sustain si conferma un format vincente. Il prossimo appuntamento sarà sabato 25 maggio e, viste le premesse, credo che ci si possano aspettare grandi cose.

Passate a dare un’occhiata.

Articolo: Matteo Borelli

Foto: Alessandro Cicchinelli

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